ROSSO ESPINOSO. Ferragosto di bauxite nell’Alta Murgia

“Le piacciono i panorami?” chiese Kostanžoglo all’improvviso, guardandolo severo.
“Guardi che a star dietro ai panorami lei resterà senza pane
e senza panorami.”

Gogol’, Anime morte 

Nei cataloghi altolocati, si dice che Luigi Ghirri fosse “arrabbiato con gli alieni”, tipici furbastri che nelle sue pianure padane non volevano andarci mai, essendo certo più spassoso, come dar loro torto, invadere le metropoli cinematografiche nordamericane.

Pur conoscendo bene la terra di Bari (e dunque anche la nuova BAT provincia, che da quella nasce per esplosione demografica), il Ghirri che vagava per le strade della vicina Bitonto non s’era forse arrampicato mai nelle mirabili cave di Bauxite di Spinazzola, dove gli alieni invece appaiono tutti d’un fiato, e se ne fregano che la città “non fa provincia”.

Ma occorre avvertire chi è senza navicella: anche in questo secondo paesaggio murgiano “senza indicazioni”, che oggi possiamo solo vagamente comprendere e brevemente raccontarvi, non si atterra senza guide d’eccezione (Eugenia, esperta di metalli, e Sante, sapiente di tratturi), attraversando alte ferule e terreni scoscesi.

Del resto ormai lo sappiamo che gli altamurani, da sempre avvezzi alle “abitudini del caso”, vantano intuizioni speleologiche fuori dal comune. Furono infatti il ragionier Cappiello ed il geometra Nanna di Altamura a rinvenire, ben ottant’anni fa, la stupefacente esistenza di questo giacimento, e subito il suo possibile sfruttamento economico, documentato dalle immagini d’archivio pubblicate su Ricerche speleologiche nel 2006.

Stringendo un contratto con la “S.A.V.A. Società Alluminio Veneto per Azioni”, la ditta “Nanna” cedeva lo sfruttamento minerario al Veneto industriale, riscuotendo un premio di 75 lire per ogni tonnellata di materiale estratto. Imbarcata nel porto di Trani fino alle volte di Porto Marghera, la splendida bauxite rossa di Spinazzola veniva impiegata nella lavorazione dell’allumina, da cui deriva l’utilissimo alluminio.

Non certo un man-altered landscape, la cava è il frutto puro e fertile di variazioni atmosferiche risalenti al Cretaceo. Un’alterazione naturale delle rocce calcaree ha generato l’enorme quantità di minerali (gibbsite, bohemite, diaspro, cliachite) che arrossisce la gravina, dando luce ad infinite polveri dai toni porporini.

Accanto a nessun turista, restituiamo senza alterazioni di colori alcuni spigoli di questa cava maestosa e quieta, che a differenza del bel Lago di bauxite di Punta Palascia è arida e poco decantata, ma almeno nessun trip advisor ha saturato a tal punto il suo rosso da annientarne i semitoni.

Seguendo gli intramontabili ammonimenti di Gogol, i commercianti altamurani guardavano sempre al vantaggio, ben sapendo che poi “la bellezza arriverà da sola”. Ma già nel ’78, sconfitto dalla concorrenza globale, il vantaggio se n’è sciute e il pane non ritorna più.

Restano gli incolti accumuli di bauxite, resta lo spino-solo che si arrampica sulla roccia di porpora. Ma chissà, col vantaggio dei marziani, quant’altra bellezza arriva.

Questo slideshow richiede JavaScript.

PS: Spinazzola [Spnazzól], il cui possibile etimo va deciso tra “ex pino solo”, da cui “espinosolo” e “spinosolo”, e “ad pinum”, poi divenuto “spinacium castrium” o “spinaciolae castrium”, fu la città del primo ospedale Templare in Puglia, ma anche “granaio d’Italia”, nonché base missilistica durante la Guerra Fredda. Spopolatasi a causa del boom economico, si convertì di recente all’artigianato matrimoniale (producendo solo abiti da sposa).

[foto: 15 agosto 2014 / testo: 4 agosto 2015]

Annunci

CERCASI QUADRUPEDE ALTA STATURA per piste da ballo mesozoiche

Alla scoperta dell’Uomo di Altamura (1993), la Murgia si era già dimostrata una vivace fonte di sorprese speleologiche. 

Cava Pontrelli

Ma il passato remoto suona sempre almeno due volte alla porta di Altamura: dopo pochi anni, le sue pietre malandrine hanno di nuovo messo alla prova le mediocri certezze metropolitane. 

Le 30.000 impronte di dinosauri ritrovate nel ’99 in Località Pontrelli – parte dell’assai bizzarra e lunare periferia altamurana – ci espongono infatti a una storia e a una geografia non ancora mai scritte, modificando la nostra conoscenza dell’aspetto paleo-geografico pugliese nonché la stessa preistoria del Mediterraneo. In seguito a tali ritrovamenti, possiamo immaginare la pietrosa Murgia di 85 milioni di anni fa come una pianura fangosa dal caldo tropicale, non più l’arcipelago di isolette ipotizzato fino a ieri ma un substrato molle in cui i dinosauri pascolavano sereni nella ridente epoca del Cretaceo superiore. 

Cava, dall'alto

Testimoniando un’elevatissima biodiversità, gli inattesi resti dell’«Avampaese apulo» formerebbero il giacimento a impronte più ricco e importante d’Europa. Esiste infatti una lettura delle zampe che non è volta a misurare e registrare gli spostamenti degli umani, ma a scoprire chi eravamo, o meglio, da quale specie derivano i tacchini e i passerotti. Oltre a erbivori e carnivori di specie già note, l’esplorazione del sito ha svelato l’esistenza di una nuova icnospecie, l’Apulosauripus federicianus, adrosauro quadrupede tridattilo che rende omaggio all’imperatore Federico II di Svevia, che nel 1232 promosse la costruzione della beneamata basilica di Santa Maria Assunta, e da allora mai più fu dimenticato.

Cava PontrelliIgnorata per milioni di anni, la rarità paleobiogeografica ha un proprietario decisamente antropomorfo, la società Escopi, che in quel suolo all’apparenza irrilevante aveva costruito una cava per l’estrazione di inerti, ora non più attiva. Trafitta da audace nostalgia, la società si fa adesso chiamare “Valle dei dinosauri s.r.l.”, ma non è ancora pronta a cedere allo Stato quel pezzo della nostra preistoria, almeno finché non riceverà in cambio dei “suoli edificabili in città”, da smerciare alle ben più affabili pecorelle dell’Antropocene.

Da molti anni lo Stato avrebbe potuto espropriare il terreno per pubblica utilità, come previsto dalla Costituzione, azione necessaria per cominciare l’opera di adeguata conservazione delle impronte e consentirne in seguito la fruizione pubblica. 

ImpronteAnimato in special modo dal Comitato “Salviamo le orme dei Dinosauri di Altamura“, il dibattito murgiano è stato molto acceso, chiedendo ostinatamente le ragioni della scellerata attesa. Non è chiaro infatti perché l’amministrazione, invece di  procedere all’esproprio negli anni in cui sarebbe stato lecito farlo, abbia più volte tentato l’acquisizione a spese della collettività, portando avanti un’estenuante trattativa con i proprietari.

Nonostante i tempi postglaciali che contraddistinguono il nostro mezzogiorno, Valle dei Dinosauriqualcosa si sta pur muovendo… Qualche settimana fa la pratica per l’esproprio ha pascolato fino al tavolo del Ministero dei Beni Culturali, e chissà quando si solidificherà il calco del nuovo proprietario, eletto a decidere le sorti della Cava. In molti lamentano lo stato di abbandono della rugosa Valle. È un luogo assai bizzarro. 

Ad oggi non ci sono più restrizioni, si accede come e  quando si vuole, magari scortati dall’ottima compagnia della zona. Di facile portata, e vivamente consigliati, sono anche gli immediati dintorni: troverete un edificio dismesso assai cosmico, un pastore errante, pecore che attraversano i binari appulo-lucani, lumache rampicanti e divani in disuso.

Cava Pontrelli

Naturalmente, noi auguriamo il meglio a questa pista da ballo per giganti di periferia, sperando che le impronte vengano curate e protette dalle avversità atmosferiche dei tempi moderni. Tuttavia, dopo averne subito il fascino scacciapensieri, una parte di noi vorrebbe che restasse così com’è:  immagine dialettica di tecniche ormai spente. 

Vi consigliamo perciò d’andarci prima che diventi una Città della Scienza o un Museo della Preistoria, fosse anche il Classico Museo  Pugliese  Abbandonato

Red sky at night, shepherd's delight

Per scoprire le impronte insieme alla cava, i  giganti carnivori che riposano accanto agli estrattori del cemento, appena addolciti i loro denti aguzzi, svanita la promessa del mattone da investire. Senza spargere troppo la voce, si può addirittura salire in cima alla Cava abbandonata, per analizzare dall’alto il misterioso procedimento estrattivo, o gli eccessivi colori della ruggine. Approfittando dell’ottima acustica della pista, si può inoltre ascoltare la lezione sporadica tenuta dal geologo locale di passaggio, o si può attendere che il cielo arrossisca, pronto a farci sperare in un passato migliore, o almeno altrettanto sorprendente. 

Arianna Lodeserto

 Ps: English black & white, here

 Rassegna Stampa Parziale:

AGGIORNAMENTI (15 AGOSTO 2016)

Nuovamente scortata (ma sempre all’improvviso) nel ridente Cretaceo superiore,
a 4 anni di assenza dal preistorico sito si rileva:
– che le pietruzze autogestite proteggono le impronte dai malaffari dello Stato
– che al Centro studi ancora non c’è voglia di studiare, ma un fico unico regna sovrano
– che i migliori salotti non hanno mai le sedie, ma sempre un cane
– che si è sempre nei posti giusti con la macchina fotografica sbagliata.