La stazione di Roma-Cipro NON è UN LUOGO DI PASSAGGIO

Articolo e foto di Claudio Mariani
(autore del blog The mystic drawer)

La stazione metro Cipro di Roma Nord situata “a un tiro di schioppo” dal famigerato ospedale oftalmico di Roma e a due passi della graziosa rotonda di piazzale degli eroi con il suo famoso chiosco rintracciabile anche attraverso le mappe interstellari di Google, non è solamente un luogo di passaggio dove giovani turisti americani in calzoncini corti e “ciavatte” nel mese di gennaio cercano i fasti dei musei vaticani oppure rientrano stanchi nel famoso albergo su via delle Medaglie d’Oro, dipinto come un luogo di facile ludibrio sessuale nelle leggende nazional-pecorecce. La stazione metro Cipro è un luogo di ritrovo, dove un colorato mercato prende vita ogni giorno tra i palazzi grigi di un quartiere di confine; un confine oltre che spaziale anche mentale perché in quel punto preciso in quell’abisso di mattonelle rosse e bianche il quartiere Prati finalmente finisce e inizia via Cipro: uno stradone di raccordo chiamato da ogni romano “l’Olimpica”, che sfocia a piazza Pio XI detta impropriamente Gregorio VII. Intorno alla metro ci sono sempre, ogni giorno che dio manda in terra, tre furgoni per i traslochi due bianchi e uno blu che attendono quieti in doppia fila qualche ricco avventore. In questa stazione di confine metro-lineare ho scattato un servizio ai nativi metropolitani, una comunità di skaters che si ritrova nei pressi delle banchine di travertino della stazione, tra le insenature di quei mattoncini bianchi e rossi dove, nella mia testa, si consumeranno i loro giorni più lieti fino a quando l’Armageddon di un qualsiasi tipo di lavoro non li avrà convertiti in massa di precariato deideologizzata e affamata.

Prima che ciò avvenga ho deciso di ipostatizzare quelle forme libere e prive di sovrastrutture, ancora ignare della doverosa dedizione a una perdita di tempo che inesorabilmente lì divorerà, facendo di loro degli inutili soldatini di una deforme produzione massificata di speranza in un futuro migliore.

[English version here].

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Foto header: Cornelia Metro Station internal escalator, (CC) Notafly.

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ROMA B1: Conca d’Oro non è un punto di ritrovo

Inaugurato lo scorso 13 giugno il ramo B1 delle rinomate e fiammanti linee metropolitane di Roma Capitale. Ben presto definita “la Caporetto di Alemanno”, la B1 è stata la reginetta indiscussa delle polemiche estive, la principessa del disagio, la signora del malcontento e infine la carceriera d’insolite prigionie [il 17 settembre, 13 persone sono rimaste bloccate nei suoi fantastici ascensori per quasi un’ora: a quel punto, gli stessi elevatori sono stati messi sotto custodia come “sorvegliati speciali”].

Viale Tirreno

In soli 7 anni di infausti cantieri Impregilo e 733 milioni di euro spesi con eleganza e parsimonia, non si poteva certo fare di meglio per quei 3 lunghi chilometri di cammino serviti dalla B1, che collega una costoletta progressista e sovrappopolata di Montesacro alla borghesia poco magnanima del quartiere Trieste e agli uffici della Laurentina, lasciando fuori la vasta periferia che viene dopo.

Si è parlato di “apertura prematura”, di un mancato rodaggio che avrebbe rovinato il ballo delle debuttanti: così elefantesca e fragile, così grottesca e sproporzionata, la B1 non era ancora pronta, occorreva aspettare, tergiversare, e nel frattempo continuare a sostituire quei cartellini tondi incollati alle paline che minacciavano soppressioni e modifiche riguardanti 41 autobus.

Scale mobili

Come ogni regina che si rispetti, la B1 non avrebbe ammesso rivali. Si è dunque pianificato di eliminare o rallentare ogni precedente collegamento tra Roma Nord-Est e la restante urbe, trasformando l’intera rete dei trasporti dei municipi II, III e IV. Colpo di genio! Per dare l’illusione cinetica che una metro che si manifesta ogni 10 minuti (di contro ai 2 minuti di ogni altra capitale) sia una simpatica gazzella sotterranea, si è pianificato il rallentamento dei mezzi di superficie: le linee espresse son state allora prontamente sostituite da alcuni stegosauri della zona. Ad oggi, ovunque noi siamo, quattro autobus su cinque ci portano misteriosamente a Conca d’Oro, non si sa bene a far cosa. Nonostante l’esubero dei mezzi schierati all’attacco, per arrivarci bisogna però attendere almeno 20 minuti alla fermata. 

futurismi

Quando capiremo che abbiamo il futurismo più vecchio del mondo?

[Avrebbe detto qualcuno.]

Giunti infine al mitico capolinea, preferibilmente durante un classico acquazzone romano che inonda strade sempre concave, occorre infilarsi, armati di ombrellone e calosce, in simpatiche scale mobili all’aperto. Perché? “La pensilina avrebbe disturbato la vista dei cittadini”, afferma il direttore dei lavori di Roma Metropolitana, ma si son di certo utilizzati “materiali che resistono agli agenti atmosferici”.

La quasi entrata dopo l'inutile tragitto scoperto

Per far posto all’immensa “stazione-cattedrale” di Conca d’Oro si è anche pensato di restringere le strade limitrofe, in questo modo chi arriva a velocità smodata dallo stradone del Ponte di Via delle Valli è costretto a moderare la sua superbia automobilistica e a mettersi in coda come tutti gli altri.

Ma la strategia urbanistica più all’avanguardia è sicuramente quella che ha spinto a inglobare e camuffare le transenne e i resti di nuovi e vecchi lavori nella raffinatissima e nient’affatto sciovinista estetica del giallo-rosso della struttura definitiva. Del resto, si sa, a Roma è soltanto la decadenza a non essere precaria, e in ogni caso fa colore.capolinea

Ma altolà! IN QUESTA GUIDA NON SI PARLA DI DEGRADO.

Qui vorremmo piuttosto elogiare il tripudio di bruttezza della B 1.  Arancione, blu e grigio spinto, questa primizia architettonica ci accoglie al suo capolinea dalle forme sinuose con sottofondi radiofonici d’altri tempi, tra una Pausini e un Pino Daniele d’annata ci rinfresca le membra sotto il tetto scoperto a forma ellittica che sovrasta la piazza vuota da oltrepassare dopo aver superato le entrate mobili, attraverso quella lenta processione che ci porterà finalmente al binario. Questo fantasmagorico spazio, aperto e chiuso allo stesso tempo, separa i vari accessi al solo tentativo di renderli il più distante possibile.

AscensoriA quel punto, noi vi consiglieremo di non seguire le indicazioni dei display, neanche fossero funzionanti. Non incameratevi nel vagone che sembrerà erroneamente “quasi pronto” a partire. Ripercorrete la strada a ritroso e uscite fuori. Andate a piedi. L’ardire sarà premiato da un più rapido arrivo, oppure da una deviazione imprevista nel bellissimo parco la cui via principale è dedicata a Valerio Verbano, riserva naturale adibita a varie attività, dotata di piste da corsa blu e frequentata da signore che si emozionano di fronte a una macchina fotografica.

prolungamenti

Nei dintorni troverete una fantastica chiesa in cemento armato, una desueta Giocheria, una misteriosa porta mediterranea accanto a un Sapporo orientale, e infine, se vi avventurate a piedi sul sopraccitato ponte, godrete di una vista al sapor di benzina che ci offre un luna park retrò, la pista ciclabile che costeggia la vecchia stazione Nomentana, le torri INA-casa di Mario Ridolfi a sinistra, i ponti ferroviari immersi nelle splendide boscaglie dell’Aniene a destra.

Annibaliano

Se siete davvero impavidi e vi tapperete gli occhi a ogni murales fascistoide, potreste persino spingervi tra i coloni di Viale Libia, non certo a comprar delle scarpe, magari qualche mignon romolano, da gustare presso la tomba di Elio Callistio, detta anche 

Sedia del Diavolo, o nell’amarissimo parco Virgiliano, detto anche Parco Nemorense. Infine, se l’impresa giungerà al termine, potreste redimervi nel complesso di Sant’Agnese fuori le mura, dove apprenderete esempi paleocristiani di pura fede e martirio: le catacombe, la basilica onoriana e i resti di quella constantiniana, e soprattutto il mausoleo di Santa Costanza, di una bellezza essenziale, sopraffina.

Arianna Lodeserto

Ps: Parte della gita overground la trovate qui.
Il resto è all’immaginazione. O alle vostre gambe.