Nessuna concessione all’attualità

 Pagina di sbalordimento in merito ad alcune primizie di oggigiorno.

 

La spiaggia sotto i pixel e i dadi di marmo

Si conclude anche questo maggio che non sa tanto di coraggio e rivendica epiche dei tempi andati…. 

dado caron.jpg

Bilancio di una Parigi di maggio del 2018:

Scivolando ho acquisito un gomito thailandese, la sanità francese è più belloccia che nelle fiction, non ho cercato alcuna mostra ma mi hanno assalito almeno 68 mostre sul 68.

La storia come tutti sanno ritorna in farsa poi in porno (the good fight) e infine in merchandising. Si scopre così che si può acquistare un finto sampietrino in vero marmo che imita un dado ammazzacristiani con la nuca di De Gaulle su una faccia e su un’altra faccia Cohn-Bendit. Pur essendo un’opera (definita “objet decalé” e intitolata “Pouvoir”), te la porti a casa per soli 180e, se sei in bolletta puoi aspirare invece a quelle borse di pezza con ragazzi quasi manganellati o alle spillette con ragazze ferite trascinate via da un corteo o con altri fatti di sangue impressi sopra. Abbiamo anche un’affiche ardita a 20 euro: il noto lanciatore della rue Saint Jacques sovrapposto alla nuca di De Gaulle, rigorosamente virata in rosa (troppo brutta anche per essere fotografata).

Molte nuche gaulliste in generale, persino una parete intera, perché, precisano con cura i curatori della mostra all’Hotel de Ville, Gilles Caron stava da tutti i lati delle barricate.

Solo poche ore prima della lieta scoperta si potevano invece ricevere manganellate e gas aggiornati alla manifestazione di martedì 22 a Bastille, ma gratis.

Sempre quel martedì 22 maggio 101 persone finiscono per giorni in custodia cautelare per aver occupato un liceo per nemmeno due ore, a seguito di una manifestazione di ferrovieri e funzionari statali. Gli interpellati hanno formato un gruppo di difesa, Arago 22mai, perché già il 15 di giugno saranno processati.

Alla Zad, che da Parigi dista 5 ore di macchina e tantissimo coraggio, un ragazzo ha perso una mano per una granata.

Pochi giorni prima la commemorazione della bella “prise de parole” di quel maggio all’Odéon, dal titolo “L’Esprit de Mai”, era stata infranta dalla gendarmeria, risolvendosi in manganelli gas spray quattro interpellazioni e due fermi per chi è nato più tardi. E la pièce viene rinominata “Odéon schizophrène”.

Visitiamo anche “Derrière le bouclier”, mostra sul 68 a cura della Prefettura, che di certo merita un capitolo a sé stante…

Parigi o cara mi chiedi di controllare una brioche per visitare un giardino comunale a Menilmontant, ma di buono hai sempre gli amici – amici folli in movimento e festaioli.

A Ciampino di notte sotto un’afa eccentrica i poliziotti ci fermano appena mettiamo piede a terra.

  • Da dove venite? Da dove venite??? Mannaggia, qua ce sarà da timbrà quarche passaporto!

 

Portieri esosi all’Île de la Cité 

detournement

Per ordine della Conciergerie, In caso l’acqua costasse poco, anch’essa dovrà subito farsi arte.

[a proposito dell’opera « Détournement » de la Seine, di Stéphane Thidet, maggio 2018]

 

Novecento-Sempre

Io me la ricordo la mia prima ed unica gita coloniale. Avevo anni 13 e mia madre per liberarsi di almeno la metà di noi ci aveva spedito in un’acchiappabambini gratuita per i figli di.

Da typical scema, come località di vacanze avevo scelto Macchiagodèna. 

In provincia d’Isernia in provincia di Chissaché, questa contrada dal dubbio accento non era né mare né montagna, né urbis né orbis, né palude né collina, né muschio né licheno, mentre invece quella strega razionale di mia sorella minore aveva già scelto Viareggio: come dire una geografia sicura, da racchettoni, da ombrelloni, da esposizione.

Di Macchiagodèna ricordo solo un praticello a mezz’altezza, bruciacchiato ma non in fiamme, senza fiori né alberelli, con noi seduti sopra, sguardo fisso a fare niente.

La colonia era un posto interessante. I nostri “capi” e temporanei tutori avevano anni 23 ma una saggezza inestimabile. Tutti già lavoravano, s’innamoravano, soffrivano, ci stavano appresso, prendevano tantissime decisioni. Noi avevamo un’età imprecisata, elementari e medie tutti accolti, purché con muso malinconico e pronti a sviscerare reazioni spropositate di fronte a qualsiasi avvenimento.

Di giorno si facevano tornei nella sala da pranzo semideserta di un alberghetto poco stellato. Con qualche paginetta patetica ricordo d’aver vinto una gara di racconti, poi per contrappasso feci perdere la mia banda al torneo di briscola, ultima mano. Il capo banda, di anni 8, si infuriò alquanto. Ma anche questo faceva parte del gioco. (Quelle regole briscole non le ho poi mai più ritenute, per non fargli un torto).

La notte era tutto un fuori programma, tra struggimenti e dannazioni urlavamo il nostro tormento al tiepido Molise, ma con gentilezza tra le parti e la serena coscienza che non sarebbe finita tanto presto.

Le colonie per i ragazzi – montane o marittime, uggiose o sabbiose, tristi o allegre, misere o affollate, di orfani o semiorfani, di tutti i paeselli e le coste e le mezzecolline italiane – erano un posto interessante, e complesso. Ma come potremmo trarne d’un sol colpo tutti gli insegnamenti?

Carla Oppo​ giramondo, occhi e penna d’Oristano – chioma del Bronx – dirotta su Cuba, ci è riuscita in soli 16 minuti. E dire che era il suo primo film, e dire che Rossano era il suo primo figlio. Ed ora come si dice? Aspettative.

#fuoriprogramma

Balzi di tigre sulla Bufalotta (Per Valerio)

Non bisogna farsi spaventare dai manifesti di Casa Pound che serpeggiano fuori dai licei scientifici. Perché poi becchi sempre qualcuno che li stacca e li disintegra con dovizia e precisione.

In sala professori si parla dell’autogestione come fosse il Terrore. “Se dipingono la classe lasceranno tutto sporco”, o alla meglio si dice: “lo Stato concede agli studenti di non far niente, e noi stiamo qui a perdere tempo”. Alcuni professori si girano i pollici in senso letteral letterale, nel letterale tentativo di perdere tempo. Qualcuno vuol svelare alla preside che gli alunni giocano a carte nell’aula del cineforum, “così magari l’anno prossimo non glie è concessa l’autogestione”.

Durante l’autogestione ho finalmente avuto un po’ di tempo per curiosare tra i corridoi del terrore. Per prima ho incontrato un’aula autogestita che sulla porta reca il nome e la foto di Valerio Verbano.  “Studente di un liceo scientifico ucciso a 19 anni dalla violenza fascista”, è scritto.

Ho trovato poi una classe gremita d’un concerto improvvisato, e un karaoke in cui gli studenti cantano le canzoni di oggi stesso scritte da loro stessi, alternate a canzoni del 60 o del 1979. L’applicazione torcia del cellulare si usa al posto degli accendini, in giorno pieno. Tutti conoscono a menadito le parole di Vasco Rossi, ma non si sa chi siano sti Joy Division, sti Offlaga, sti CCCP, oppure sti Lenin sti spartachisti e Woody Allen, che forse è nato a Parigi forse no. Da Vasco a Sfera si precipita con un salto nel vuoto, per ora.

Poi ho trovato corsi di cultura cinese e giapponese, di storia contemporanea, di pittura murale, di sound recording, di scacchi, di karate, di latino in musica, di studi danteschi, di salsa, di cortometraggi, di transfobia, di parapsicologia, di scienza dei cocktail… qualche chance di mettere qualcosa in quello iato, di scoprire da soli i trent’anni e passa di cui qui nessuno sa niente.

36 corsi al giorno, riferisce un rappresentante d’Istituto.

Ma da dove si salta in un’epoca in cui l’età che abbiamo raggiunto non sarà più la migliore scusa per divenire reazionari? E quale paninaro avrà scritto la giusta canzone per balzarci dentro?

Qui sotto c’è il ritratto di Valerio. Lo stesso fotocopiato sulla porta dell’aula autogestita. 

Valerio-Verbano.jpg

Tra qualche giorno ricorre l’anniversario del suo omicidio, come pure del suo compleanno. Oggi avrebbe l’età dei professori che mi sono colleghi. E chissà come dipingerebbe la loro aula annoiata. Con le mani fermissime, l’età giusta nella testa.

#autogestione

17-70
Prendere le Esquiline case

Il 15 novembre 1970 gli sbaraccati del Borghetto Latino occupano Via Cavour, all’Esquilino. Piazzano le tende tra le cinquecento e la strada, per dar riparo a letti, sdraie, poltrone, tavoli da pranzo e da gioco, radio, valigie e scope. Un’occupante signorina si sottrae alle videocamere grazie a un Diabolik, un’altra fa l’uncinetto. Un signorino occupante si prepara tutto appuntito ad uscire fuori dalla casa-tenda. Forse ha un appuntamento.
Di notte gli stessi occupano l’Hotel Londra, da tempo sfitto.
Il 26 agosto 2017 gli sgomberati di Piazza Indipendenza e d’altrove sfilano in corteo dall’Esquilino. Fanno via Cavour e via dei Fori Imperiali, fino alle Domus Romane.
Rimaniamo qui, diciamo, finché la Prefetta non torna dalle sue belle ferie.
Poi piano piano, pare che ce ne andiamo.
Ma non ce ne andiamo.

#piazzaindipendenza

Jattamura Stargate
4 gennaio 2016 – 10 gennaio 2017 – forever

Da sempre viaggiatori nel tempo, durante le opulentissime festività natalizie del 2015 gli Altamurani si erano dotati di un corridoio stargate che si dilungava per tutto il centro storico.
A lungo andare, i viaggiatori dello stargate lamentano soggettivamente malessere, nausea, mal di stomaco e vertigini. Da un punto di vista oggettivo si riscontra pallore, sudorazione fredda, facies ansiosa, pigrizia alternata, talvolta vomito.

La cinetosi del viaggiatore che attraversa lo stargate solitamente passa da sola ma si può prevenire attuando elementari norme igieniche: 
– mangiare leggero
– limitare i movimenti della testa
– non guardare le onde del wormhole (tunnel spaziale) e altri punti dello spazio apparentemente in movimento, etc…
La prolungata esposizione alle onde del wormhole provoca vista BLU, il colore degli OCCHI dei barbari. Come tutti sanno, tali occhi si identificano con la sofferenza in amore.
Come ancora tutti sanno, la sola reazione possibile è: dormire, sognare un altro tunnel spaziale, e da lì ricomporsi nella realtà parallela parallela a questa realtà parallela che non ci ha soddisfatto mica.                                                                                                           #wormhole

3 settembre 2016
Ci vuole tanta Fantasia per sopravvivere in Capitale

Virginia Raggi, sindaca: “Diamo fastidio ai poteri forti, ma siamo uniti e determinati: stiamo valutando personalità di grande rilievo e caratura già oggi daremo un primo segnale”.

Segnale: Eletto il nuovo amministratore unico Atac, Manuel Fantasia, che, con grande determinazione, subito dichiara: “Non prendo spesso i mezzi pubblici, ma non credo siano poi così male”.

Manuel, giacché esprimi tanta cura e caratura, fai così, unisci direttamente l’Atac al nucleare. Come soluzione non è poi così male. Poiché solo in forma di scoria un qualsiasi autobus della capitale potrebbe arrivare prima che uno abbia bestemmiato tutti i poteri deboli e forti fino alla Z e tutt’e cinque stelle de li mortacci tua.

210713-1805001

(dedicato a quell’allegra e tristissima signora che, alzando con me lo sguardo verso la palina-miraggio presente a Monte Cervialto, indicante 62 minuti di attesa per un desiderato bus n. 350, lo stesso che la suddetta signora, 37 gradi all’ombra ma in realtà nessuna ombra concessa da nessuna fermata con tettuccio (né senza), già aveva atteso da minuti 86, e dunque come me ebbe a lanciare dolci parole d’amore a quel cielo accogliente d’agosto,
dedicato al signor Troll, che, in tempo reale, c’informa di corse fittizie su applicazioni per creduloni,
e al signor Mentecatt, che ti consiglia di marcire attendendo due autobus per fare un percorso servito anche da un diretto, eur-25agosto2012
ma soprattutto e per lo più a quell’autista di tram serale num. 19, unico dopo 4 tram di fila non recante la minaccia a pallini luminosi: “limitato a Porta Maggiore”, che prontamente al nostro salir al galoppo speranzosi spalancò la porta del suo gabbiotto voltandosi verso i passegeri per urlare: “Aho, è limitato a porta magggioreeeeeeeee”).        
#atac

3 agosto 2016

È certo che quando gli stregatti non ci sono, i topi reazionari ballano la rumba a più non posso. E cosi sia: riferisce oggi Euronews che dopo “19 mesi di memoria, graffiti e testimonianze, la statua di place de la République, luogo di commemorazione degli attentati di gennaio e di novembre, sarà ripulita questi primi d’agosto” (tr. lib.).

Lindo e tiepido nuovamente sarà
l’alto colosso di bronzo e pietra antica, 
arcinoto baluardo di quella mitica piazza resa sempre più nuova dalla sempre-uguale gentrification, 
Marianna che ancora impone le allegorie di quella justice qui n’adviendra pas, di quella liberté d’esser perquisito anche quando esci dal bagno, di quella fraternité che impone il s’entretuer,
esausto simbolo di tutte le “Repubbliche di questo mondo” (che, con nessuna pace del bel Rimbaud, non potranno ancora passare).

Ultimo atto di quell’effacement della Nuit Debout sovvenzionato da un modaiolo arredo urbano (pubblicità verticali che impediscono i rassemblements, un nuovo skatepark proprio dove si dilungavano le assemblee senza metronomo), quella statua straparlante presto tutta smacchiata sarà lì ad avvertirci che un monumento non si sceglie né tanto meno si sconvolge, 
e che alcun simbolo può essere soggetto a revisione, perché un Omaggio alle Rivoluzioni Antiche
deve restare un Omaggio alle Rivoluzioni Antiche.

Salutiamo dunque, ma speriamo per poco, la statua-podio che in questi 19 mesi fu il luogo d’elezione spontanea di lutti collettivi e di effimere sommosse, di guardie e ladri e d’incendi improvvisi, di violenta repressione e di forestiera solidarietà, di museruole indotte e di occhi sempre all’erta, di “regimenti e di coloni”, di striscioni antitetici e di romantiche blasfemie, di aperti interrogativi e sempreverdi rivendicazioni, di pianti e balli e di canti e d’amore, di turisti militanti e di cospiratori d’occasione, d’arrampicatori asociali e intrepidi funamboli,
e poi ancora mélange non consenziente di populismi e d’anarchismi, tana a cielo aperto di confidenze notturne e di insonnie militanti, di cori vecchi e nuovi e d’istinti felici. 
Incuranti dei topastri, la ricorderemo così, irrequieta e riscritta dagli alti sottomarini, quando pure le pietre sporche si potevano mettere in discussione.

28042016-_dsc0503-chiaraRécoltés par les Archives de Paris, tous les témoignages, les graffitis et les dessins seront conservés et exposés au Musée Carnavalet, qui retrace l’histoire de la capitale. Tout ce qui ne peut pas être emmené est pris en photo.

“TUTTO CIO CHE NON PUò ESSERE PORTATO VIA SARà CATTURATO DA UNO SCATTO”

Come d’altrettanto vecchia tradizione, pare che le testimonianze, i graffiti ed i disegni saranno conservati ed esposti al Museo Carnavalet. 

Ma chi tira le fila della storia da esibire?

#nuitdebout


1986-2016

« La grève chez nous, elle a commencé très doucement… »

  1. Nel movimento di massa contro la riforma Devaquet si fanno strada Les Lascars du LEP électronique, liceali minori di Gare de l’Est estromessi dalle enciclopedie virtuali ma ricelebrati in questi mesi su sparuti siti anarchici francesi (in segno di rammarico anti-riformista, o magari di buon auspicio).
    Les Lascars du LEP électronique (forse in omaggio a quella Compagnie des Lascars che occupò l’Hotel de Ville nelle giornate comunarde?), ovvero “I furbastri dell’Istituto Professionale”, furono un gruppuscolo autorganizzato che aveva provato a criticare il movimento studentesco dall’interno (all’epoca mobilitato contro la riforma Devaquet, secondo mandato di Chirac). Perché “tutto è criticabile”, o quanto meno deve esserlo: la scuola, gli studenti, la gerarchia educativa, il sistema di rappresentanza degli “studenti delegati”, l’etero-direzione della massa studentesca, il sadismo delle CRS, l’apologia del salariato, la riforma del lavoro ed il lavoro, e infine la rinuncia stessa al lavoro, la fantomatica “voglia di non lavorà”, se ragioni ne ha.
    Quel sistema che avrebbe portato loro, che si autodefinivano l’“antichambre de l’entreprise”, a posti marginali e meccanici, e gli “studenti superiori” (all’epoca i sorboniani) a posti mediocri ma ambiti, e da cui domani finalmente “educarci, assisterci, animarci, ispezionarci, informarci, dirigerci, farci lavorare”.
    Costituendo una rete con gli altri (isolati) Istituti professionali, i furbastri volevano spostare il baricentro della lotta, per dar voce anche agli studenti (pre)destinati alla fabbrica. “Nous critiquons!”, fu l’opuscolo che scrissero e distribuirono ovunque, anche nelle sedi esclusive delle “Fac” (le Università=il quartiere latino). Ma arrivati alla Sorbona con i loro volantini satirici, vennero respinti con “disgusto e disapprovazione”.
    “Gli Studenti leggono due-tre righe e gli basta, non vogliono leggere l’opuscolo per intero… Dicono che “non si può criticare tutto””.

“In fabbrica vacci tu”, “non siamo più stupidi di voi”, “Professori, ci fate invecchiare” questi alcuni slogan dei furbastri raccontati in questo film, piccolo capolavoro di schiettezza politica, perla situazionista finalmente libera dagli ineccepibili monocordismi debordiani…
Anticipando tanti collettivi francesi a venire (ma di certo non ammessi tra i loro riferimenti altolocati), con concisione e onestà intellettuale mai più ripetutasi, i furbastri parigini espressero fino in fondo tanto la necessità ludica della lotta quanto gli estremi bisogni di banlieue… E poi mi hanno ricordato questo:

Les éditions du commun inaugurano per l’occasione la collana “Culture des précédents“, « car nous avons besoin d’une culture des précédents non seulement pour les savoirs qui pourraient la composer mais aussi pour la respiration, pour le dehors qu’elle serait susceptible de nous offrir: nous ne serions plus seuls au monde. De l’élan nous entrerait dans les plumes: on se sentirait précédé, inscrit dans une histoire qui pourrait nous rendre plus fort ». L’opuscolo è gratuitamente scaricabile.

(A PROPOSITO: grève générale, reconductible et n’importe quoi, da oggi 28 aprile 2016 fin al 1 maggio. RV à 14h, da Denfert-Rochereau à Nation. Siate professionali).

#lascars


Roma, 23 dicembre 2015

Il sito della storica rivista Domus ci informa che ben 473 studenti e 100 docenti di 25 università sparse nel globo hanno progettato una risposta all’architettonico quesito Come sarà Roma tra dieci anni?

E di coraggio ce ne vuole, per pensare di acciuffare le immensamente rapide trasformazioni della Capitale, o il ritmo impavido del suo progresso meccanico, o il costante ineguagliabile aggiornamento delle sue infrastrutture.

Anche noi brutti, nuovamente sfidati dal “futurismo più vecchio del mondo“, abbiamo voluto immaginare quanto sarà ancor più bella e comoda Roma, fra soli dieci anni.luna casilina, 2006

Nella Roma del 2025,

Augusto inaugurerà la fermata Bufalotta, Quintiliani verrà dichiarata patrimonio dell’Unesco, la fermata Manzoni passerà di moda, Teano prenderà il sopravvento,
Walter Veltroni girerà un videoclip alla fermata San Giovanni della nuova linea San Giovanni (che collega san Giovanni a San Giovanni, ma si consiglia comunque di uscire e rientrare durante il tragitto, al fine di “prendere aria”).
Carminati scriverà un film su Sollìma, da cui per protesta sarà tratto un fumetto su Zero Calcare, che ispirerà un mapping celestiale a Casal de Pazzi, da cui poi verrà estrapolato un bellissimo telefilm sul Quadraro interamente doppiato dall’annunciatrice di fermate della metro C.
Per sua fortuna, Blu si asterrà, ma io comunque non lo incontrerò mai.

Il Corviale prenderà il volo, l’Altare della patria verrà ceduto a Napoleone e a tutti i palazzinari verranno tagliate una gamba e una mano.
Il Pigneto diverrà un brand, una birra al mandarino, una scodella bio, una tassa sullo svago, un vattelapesca.

Verranno assolti i debiti delle guerre persiane, e pagati i lavori già eseguiti.
Menenio Agrippa concederà l’amnistia ai disoccupati all’estero, Remo Remotti tornerà dal Perù, verrà riaperta la Standa a Piazza Sempione.

Verrà ricevuta una mail da un centro impiego, contenente “offerte di lavoro”. Il ricevente non saprà bene come rispondere.

Casa Pound verrà coinvolta nella quarta guerra punica, ma poi si appropierà dell’immagine di Cartagine perché comunque stava bene sulle locandine, creando la solita confusione mediatica.

Thomas Mann scriverà un romanzo sull’Atac, John Cage comporrà un pezzo sugli stipendi moderni, Cattelan verrà eletto madrina del giubileo, Rino Gaetano suonerà al concerto in suo onore.

Le biblioteche saranno aperte persino il venerdì, per sei ore e sette minuti di seguito, e i bibliotecari veranno pagati non più in rimborso spese «a scontrino», ma in pasta con le cotiche e vino de li castelli.

Si lanceranno di nuovo le pietre ai funerali dei Papi, e la doppia foga necessaria per affrontare la moltiplicazione dei papi permetterà di ristabilire il grado zero dell’asfalto romano, in certe strade riempiendo le buche con i sassi avanzati, in cert’altre estraendo direttamente tutta la pavimentazione, ‘che di certo se fa prima.
Poi il Vaticano, ça va sans dire, andrà in fiamme, ma lemme lemme.

Venditti verrà eletto sindaco di Roma, e tanta sarà la commozione che il suo pianto, misto ai celebri acquazzoni della capitale, fungerà da doppia negazione, e finalmente smetterà di piovere.
Caligola, nel frattempo, avrà parzialmente risolto il problema delle fognature.
Poi ad un certo punto passerà il 19, ma con corsa limitata a Porta Maggiore.

#roma2025


Giorno X di inizio settembre 2014

Al suono frastornato di “Besame Mucho”, si è svolta in via Bari la consueta asta itinerante della Confraternita del Buoncammino. Vince il “Bar Commercio” di Nunzio Giovanni, che offre 16 mila euro alla Madonna del Buoncammino.
“Nonna, che se ne fa la Madonna di 16 mila euro?” “Ci fa la festa”.


23 novembre 1936

Dopo anni di colera e carestie, di case mobili, static caravan e motel spiccioli, anche a noi era stata data la gioia stabile di un mutuo sessantennale. Pronti al brivido di non saldare puntualmente le rate, ci sentivamo come sempre in anticipo sulle crisi mondiali.

Atlanta era un buon posto per vivere. Era il 1936 e le nostre villette postcoloniali venivano costantemente prese di mira da quei furbastri detti Pionieri della fotografia. Ma ancora quattro anni e avremo potuto lamentarci del loro voyeurismo tramite i comodi ricetrasmettitori palmari creati dalla Motorola, chiamati poi volgarmente walkie talkie.

(Burn the archive or gather the ashes!)

Houses and Billboards, Atlanta, 1936

Walker Evans: Houses and Billboards


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorno X di fine agosto 2014

In un fin estate più post-apocalittico che mai, Nonna sente di poter fare solo un’ultima considerazione:

Plonk et replonk

Plonk et replonk

– A ‘venì la uèr civil. Lo dicevano gli antichi, i nonni vecchi, attraverso il Rotiglio: prima della fine del mondo ci ammazzeremo l’un l’altro, tutti quanti. Invece tanto tempo fa si stava bene, si andava a scuola…
– Perchè, adesso non si va più a scuola?
– Si, ma tutti alterati.

22 agosto 2014

Nel primo e ultimo numero della rubrica: “La mia unica zia non ha nipoti. Vivere in periferia anche a Locorotondo e non poter ammirare il lungomare”, verrà spezzata una lancia contro il turismo trullesco.
La Valle d’Itria diventerà il nuovo Salento?
Sull’onda del vibrante movimento “Taranto Spartana”, ci auguriamo piuttosto una “Valle d’Itria babilonese”,
che affermi una volta per tutte l’intraducibilità delle inquietudini paesane, delle schiavitù alla terra, della differenza tra noci fresche e noci colla buccia buona.
Affinché le spiagge non diventino discoteche, la pizzica non si espanda, Brindisi non diventi la “Savona del sud”, e la dialettica techno-reggae non affligga mai questi luoghi.
[è lontano, la Sud-est va e viene, il vagone è uno solo: non vi affollate].

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12 Agosto 2014

Ancora per la rubrica “Da nonna a nonna”, avvertiamo oggi i teppisti della zona di non addentrarsi nell’attigua provincia di BAT.
TeleNorba ha infatti segnalato la minacciosa presenza di un cospicuo numero di bambini moralmente assunti come “mini vigili” nella città di Barletta,
allo scopo di infliggere delle “multe morali” agli automobilisti indisciplinati.
Reggeranno i loro cuori? Riusciranno ancora a dormire sonni tranquilli? Eviteranno finalmente i paesani di usare la macchina anche per andare al bagno?
I bambini, intanto, affermano di divertirsi parecchio nei panni dei sanzionatori di cattive coscienze on the road… Ma n’era meglio bucare le ruote a tutti i Suv dell’universo? O staccare lo stemma della Mercedes come se faceva na volta?

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