ŁODZ VIVE! Avanguardie polacche tra fantasmi del cinema e fabbriche fantasma

Il paragone con Detroit non sorgerà spontaneo. Se dite di voler andar a Łódź, ex baluardo del settore tessile e culla della manifattura polacca, oggi città cinefila, festivaliera e universitaria, in seguito allo stupore e ai feroci tentativi di dissuasione dall’insana meta inturistica saranno in molti a suggerirvi prontamente l’analogia con la metropoli americana simbolo del fallimento fordista e del degrado postindustriale.aereal lodz 2

Tant’è che Philip Lauri ha addirittura girato After the factory,  documentario prodotto da DETROIT LIVES! (in combutta con Stowarzyszenie Topografie) sulla vita parallela dei disoccupati di Łódź e Detroit, in cui non ci si chiede solo “what happens after industrialization and manufacturing leave?” ma anche “what’s next?”. Dalla promessa di non essere nostalgici capiamo che qualcosa si muove, che la vita non smette di scorrere, bene o male, anche quando non può più regolarsi sul metronomo della fabbrica, al ritmo fumoso delle ciminiere.

E ci par vero che Łódź vive! Perché la brevissima visita tra le sue strade sarà piacevole e piena di sorprese, come capita spesso in quei posti in cui ci dicono con tutta forza di non andare.

Nel viaggio in macchina, tra le fitte foreste di lunghi pini e le autostrade appena costruite, avevamo letto sulla Lonely Planet che «rispetto alle altre città polacche, Łódź ha sicuramente un che di incongruente, a partire dal suo nome, che si aereal lodz 3pronuncia “uuch”. Il suo aspetto complessivo è quello di una città dissestata (per usare un eufemismo), che sembra precipitata dall’alto e lasciata lì come si trovava».

Ma noi ridurremmo la sua incongruenza a una pura questione semantica, poiché Łódź vuol dire barca, e una barca è rappresentata sullo scudo araldico della città, ma nessun fiume la attraversa, né c’è un mare a sua disposizione. E poi, precipitando dal Księży Młyn al Muzeum Kinematografii, ci apparrà invece ben affisso alle pareti che l’acrobazia fonetica serviva ai linguisti polacchi a far di Łódź una nuova Hollyłoodge [hollyvuutch], con tanto di scuola di cinema nei pressi, la rinomatissima Państwowa Wyższa Szkoła Filmowa, Telewizyjna i Teatralna (dal comodo acronimo PWSFTviT). La stessa di Andrzej Wajda, Polanski, Kieślowski e Zanussi, per intenderci.

Gratuito tutti i martedì, il museo è assolutamente da vedere, quanto meno per la sua esposizione permanente di keiserpanorama e altri strambi e affascinanti marchingegni dei primordi della settima arte, e soprattutto per il suo corridoio di locandine moderne. Non si trova molto sull’origine della famosa arte posteristica polacca, ma sappiamo che, probabilmente per difficoltà di comunicazioni con l’Occidente, i posters designers, come Wiktor Gorka o Waldemar Swierzy e gli altri esponenti della Polish School of Posters (1940-1980 ca.), erano liberi di dipingere originalissime locandine non ufficiali di pellicole, opere liriche e spettacoli teatrali stranieri in uscita, che, pur essendo controllate dal Partito, davano spesso vita ad incredibili risultati ermeneutici (quasi una recensione visiva composta dall’illustratore, piuttosto che un semplice trailer o una foto di scena decisa dalla produzione stessa). Audaci, ingegnosi, cinici e passionali, delicati o furiosi, furono proprio i poster polacchi ad influenzare profondamente gli sviluppi successivi del graphic design, facendo infine di esso un’“arte bella” a tutti gli effetti.

drink barKsięży MłynUn’altra delle belle particolarità di Łódź, è che essa vanta la più alta densità di biblioteche della Polonia. Ma non è per la sua aria studentesca che vi consigliamo di visitare il bar degli studenti, un locale storico e cosmopolita che per fortuna non è frequentato solo da studenti, ma da bizzarri viandanti d’ogni sorta e tipo, e lì, a notte fonda, vi troverete libri a portar via, freccette e biliardino, prezzi popolari per le vodke più buone.

Vi consigliamo, infine, di entrare nell’alto Textilimpexgrattacielo detto Textilimpex, nei pressi della Łódzki Dom Kultury. Nella sua mensa ancora sovietica potrete mangiare, serviti da esperte cuoche in fuseaux color carne, immancabili pirogi, e dopo che vi sarete rifocillati dovete assolutamente correre fino all’ultimo piano, dove un’agenzia di architetti vi farà scorgere dall’alto dei veri cantieri per una vera metro, e ammirare tutta d’un fiato la sublime incoerenza di Łódz.

Writer-Reporter: Arianna Lodeserto
Executive Producer: Kamil Jed
Hosts & Assistant producers: Kajka Kurowska, Paweł Kz & Fred Go Ahead

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ps: E dal momento che il marchio di “post-fabbrica” è diventato così ambito, proprio oggi, su Il manifesto, anche Charleroi è diventata “la Detroit d’Europa”…

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