Profondità della NEVA

Ogni uomo sogna tra i canali di Pietrogrado:
le Nonne al lavoro, i Kosmonauti nei musei, i piroghi tra gli idioti,
le calzature altolocate per raggiungere l’ultima spiaggia
e il fuoco che spalanca i ponti,
ma le navi robotiche e le onde baltiche sono chiuse al popolo.

Custode di Aurora lasciami entrare, Isacco disponi gli scalini
per inseguire i punk di Leningrado,
o gli elmetti tra le pulci, le palestre condominiali,
gli Scimpanzé nelle Zigulì, i battelli ventosi, i pois di Dostoevskij,
uomopanino a passeggio, uomostella depresso,
sarà per un karaoke snob, o per i tram di Paolo Nori,
non ho trovato la tana di Gagarin che sporge dagli angoli,
non dimenticare i marinai di Kronštadt né l’isola di San Basilio,
di acchiappare le architetture cosmiche e il rimosso sovietico.
Piter sotto assedio, Piter come rimedio,
come si contano le carte straniere,
come si rompe il gioco delle lacrime,
non hai mentito abbastanza per un falco pellegrino,
non hai fegato abbastanza per un accento finlandese.
Mimetizzare il cognac, mimetizzare il passato,
difendere Leningrado, difendere il rimedio,
spezzare in mosaico il sangue versato,
una coperta per due, degli scacchi per tre, un caffé con panna,
lanciare gli ultimi rubli,
per adorare il fato.

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